Il pallone della “Mano de Dios” venduto all’asta per 2,87 milioni di euro: il ricordo dell’orafo Gianfranco Quartaroli

Il pallone con cui Diego Armando Maradona scrisse una delle pagine più celebri e controverse della storia del calcio è stato venduto all’asta per circa 3,35 milioni di dollari, pari a 2,87 milioni di euro.


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Si tratta dell’Adidas Azteca utilizzato il 22 giugno 1986 durante il quarto di finale dei Mondiali tra Argentina e Inghilterra, terminato 2-1. In quella partita Maradona realizzò prima il gol passato alla storia come “La Mano de Dios” e, pochi minuti dopo, una straordinaria azione personale successivamente consacrata come il “Gol del secolo”.



La vendita è stata organizzata negli Stati Uniti da Heritage Auctions. Nonostante una stima iniziale che arrivava fino a 10 milioni di dollari, il pallone è stato aggiudicato per 3,35 milioni di dollari, confermandosi comunque uno dei cimeli più preziosi e riconoscibili della storia del calcio. La notizia dell’aggiudicazione




Un pallone diventato leggenda

Quel pallone non rappresenta soltanto una partita di calcio. Racchiude il talento, il genio, l’istinto e anche le contraddizioni di Diego Armando Maradona.

Contro l’Inghilterra, il campione argentino riuscì a segnare due reti completamente diverse: la prima con un gesto irregolare sfuggito all’arbitro, la seconda attraverso una corsa indimenticabile tra gli avversari. Due episodi opposti, avvenuti a pochi minuti di distanza, che contribuirono a trasformare Maradona in un’icona mondiale.

Dopo la partita, fu lo stesso Pibe de Oro ad attribuire ironicamente quella prima rete in parte alla propria testa e in parte alla “mano di Dio”. Da quel momento l’espressione “Mano de Dios” entrò definitivamente nella cultura popolare, andando ben oltre i confini del calcio.

Gianfranco Quartaroli: «Ho avuto la fortuna di giocare contro Maradona»

La notizia della vendita assume un significato ancora più personale per Gianfranco Quartaroli, orafo, designer e fondatore del marchio CIRCUITI, che durante il proprio passato da calciatore ebbe la straordinaria fortuna di giocare contro Diego Armando Maradona.

Un incontro sul campo rimasto impresso nella sua memoria: trovarsi davanti a un calciatore capace di trasformare ogni movimento in qualcosa di imprevedibile rappresentò un’esperienza impossibile da dimenticare.

Prima di dedicarsi completamente all’arte orafa e all’imprenditoria, Quartaroli aveva infatti vissuto il calcio in prima persona, indossando le maglie di diverse società italiane. Proprio l’unione tra sport, ricordi personali e creatività sarebbe diventata uno degli elementi distintivi della sua successiva attività nel mondo del gioiello.

Per Quartaroli, Maradona non è quindi soltanto un campione ammirato attraverso la televisione, ma un fuoriclasse incontrato realmente sul terreno di gioco.



Dal gesto di Maradona a un ciondolo brevettato

Ispirandosi all’immagine diventata immortale durante i Mondiali del 1986, Gianfranco Quartaroli ha ideato e realizzato il ciondolo brevettato “La Mano de Dios”.

Il gioiello riprende simbolicamente la mano alzata verso il pallone, trasformando un gesto calcistico conosciuto in tutto il mondo in un oggetto da indossare. Non è una semplice riproduzione di un episodio sportivo, ma la sintesi di una storia fatta di talento, istinto, passione e memoria.

Quartaroli ha applicato ancora una volta la propria filosofia creativa: dare forma alle emozioni dello sport attraverso l’arte orafa. Il ciondolo diventa così un collegamento ideale tra il campo da calcio e il laboratorio, tra l’impresa di un campione e la sensibilità di un maestro orafo che quello stesso campione ha avuto la fortuna di affrontare.

CIRCUITI: quando lo sport diventa gioiello

Il progetto “La Mano de Dios” si inserisce nella storia di CIRCUITI, marchio fondato da Gianfranco Quartaroli e specializzato nella creazione di gioielli ispirati allo sport, al calcio e al motorsport.

Da sempre Quartaroli cerca di raccontare non soltanto la disciplina sportiva, ma soprattutto l’emozione che accompagna un gesto, una vittoria, un numero di maglia o un momento capace di rimanere nella memoria collettiva.

Il ciondolo dedicato alla Mano de Dios nasce proprio da questa visione: trasformare un’immagine entrata nella leggenda in un simbolo prezioso, mantenendo vivo il ricordo di Maradona e di una delle partite più raccontate di sempre.

Il valore economico dei grandi ricordi sportivi

L’aggiudicazione del pallone per 2,87 milioni di euro conferma la crescente importanza del collezionismo legato allo sport. Maglie, palloni, trofei e oggetti appartenuti ai grandi campioni non vengono più considerati semplici cimeli, ma vere testimonianze storiche e culturali.

Nel 2022 anche la maglia indossata da Maradona durante Argentina-Inghilterra fu venduta da Sotheby’s per circa 9,3 milioni di dollari, stabilendo allora un record mondiale per un oggetto sportivo. La vendita della maglia di Maradona

Il valore di questi oggetti non dipende soltanto dalla loro rarità. Ciò che i collezionisti acquistano è soprattutto la possibilità di possedere una parte di un momento irripetibile.

La leggenda continua a vivere

A quarant’anni di distanza dal Mondiale del 1986, il pallone della Mano de Dios continua a emozionare, dividere e far parlare di sé.

La sua vendita milionaria dimostra che alcune imprese sportive non appartengono soltanto al passato. Continuano a vivere nei racconti, nelle immagini, negli oggetti da collezione e anche nelle creazioni artistiche.

Per Gianfranco Quartaroli, il ciondolo brevettato “La Mano de Dios” rappresenta un omaggio personale a Diego Armando Maradona: un campione affrontato sul campo e successivamente celebrato attraverso il linguaggio dell’arte orafa.

Un pallone può diventare un cimelio da milioni di euro. Un gesto può diventare leggenda. E quella leggenda, trasformata in gioiello, può continuare a essere indossata e tramandata nel tempo.


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