La condanna di Mario Roggero:quanto è difficile giudicare chi ha vissuto una rapina
La vicenda del collega gioielliere Mario Roggero ha riacceso il dibattito sul tema della legittima difesa, della sicurezza e delle conseguenze psicologiche che una rapina può lasciare in chi la subisce.
Dice Gianfranco Quartaroli: “come artista orafo e gioielliere, faccio fatica a esprimere un giudizio netto. Sono situazioni nelle quali convivono aspetti umani, morali e giuridici estremamente delicati.
Chi non ha mai subito una rapina probabilmente fatica a immaginare cosa significhi trovarsi improvvisamente davanti a persone armate, con la paura di perdere non solo il proprio lavoro, ma anche la propria vita.
Purtroppo la mia famiglia conosce bene questa realtà.
Nel 1988 avevamo una gioielleria in Corso Italia 21, a Novara. Mia madre, Lucia Rovero, fu aggredita da due rapinatori che la picchiarono, la imbavagliarono, la legarono e portarono via tutto ciò che era presente nel negozio. Non poté reagire e riuscì a liberarsi soltanto dopo diverso tempo.
Il bottino fu di 70milioni delle vecchie lire,si trattava di circa 5kg. di oro,diamanti e orologi che al giorno d’oggi avrebbe un valore di circa 500.000 euro considerando che il prezzo del metallo all’epoca si aggirava sulle 18.000 lire al grammo;ricordo che l’assicurazione non rimborsò nemmeno il 50% della cifra”.
A quell’epoca giocavo a calcio a Mazara del Vallo e questo fattaccio fece sì che fu l’ultimo anno da calciatore professionista,decisi di avvicinarmi a casa,affiancare mia mamma nella gioielleria e cominciai a giocare a calcio a livello locale.
Quell’episodio ha lasciato un segno indelebile nella nostra famiglia e mi permette di comprendere lo stato d’animo di chi, dopo una rapina, continua a convivere con paura, rabbia e senso di vulnerabilità.
Ogni gioielliere sa che aprire la serranda ogni mattina significa anche assumersi un rischio. Dietro le vetrine non ci sono soltanto oggetti preziosi, ma anni di sacrifici, investimenti e lavoro.
Nel caso di Mario Roggero, la magistratura ha valutato i fatti applicando le norme previste dall’ordinamento italiano, arrivando a una condanna. Le sentenze vanno rispettate, perché rappresentano l’applicazione della legge.
Ciò non toglie che questa vicenda lasci molti interrogativi e tanta amarezza. Nessuno può sapere con certezza come reagirebbe se si trovasse improvvisamente a vivere una situazione tanto drammatica.
Per questo non me la sento di giudicare con leggerezza.
Considerando anche che il collega aveva già subito altre rapine e la sua età, oggi di 72 anni, mi auguro che possano essere valutate, se la legge lo consentirà, eventuali misure alternative alla detenzione.
Più che esprimere un giudizio, desidero condividere una riflessione.
Dietro ogni rapina c’è una vittima che spesso continua a convivere per anni con le conseguenze psicologiche di ciò che ha vissuto. Forse è proprio questo l’aspetto che troppo spesso viene dimenticato quando si commentano vicende come quella di Mario Roggero.



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