I nazisti e l’oro della Banca d’Italia: sottrazione e recupero dal 1943 al 1958
Che cosa accadde all’oro italiano durante l’occupazione nazista? Una parte fu trasferita in Germania e recuperata solo parzialmente dopo la guerra. L’oro rimasto a Fortezza, invece, tornò integralmente in Italia. Una distinzione fondamentale per comprendere questa pagina della nostra storia.
Dopo l’8 settembre 1943: il controllo tedesco
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, le riserve auree custodite dalla Banca d’Italia finirono di fatto sotto il controllo delle autorità tedesche.
Il metallo venne trasferito prima a Milano e poi a Fortezza, in Alto Adige. Nel corso del 1944 una parte fu trasportata in Germania con l’assenso della Repubblica sociale italiana.
La vicenda è ricostruita dagli storici Sergio Cardarelli e Renata Martano nel volume I nazisti e l’oro della Banca d’Italia. Sottrazione e recupero 1943-1958, pubblicato nella Collana storica dell’Istituto.
Quanto oro sottrassero i nazisti?
La ricostruzione contabile della Banca d’Italia quantifica in circa 69,3 tonnellate l’oro asportato dai tedeschi, dopo le rettifiche effettuate nel 1946.
Questo quantitativo va distinto dal complesso degli spostamenti avvenuti durante la guerra: trasferire oro fra depositi, consegnarlo per obblighi preesistenti e sottrarlo erano operazioni differenti. Confonderle può produrre conteggi fuorvianti.
Maggio 1945: l’oro di Fortezza torna a Roma
Con la fine della guerra, l’oro rimasto a Fortezza venne riportato a Roma nel maggio 1945 dalle forze armate alleate, sotto la direzione dell’Allied Financial Agency, e depositato nei locali di sicurezza della sede centrale.
La relazione della Banca d’Italia sul 1945 documenta anche che, fin dal giugno di quell’anno, l’Istituto trasmise agli Alleati le prove della propria titolarità e chiese di rintracciare il metallo trasportato a Berlino.
Il recupero richiedeva quindi trasporti e verifiche materiali, ma anche documenti capaci di dimostrare la proprietà dell’oro.
Perché l’oro portato in Germania non tornò tutto?
Per quella parte delle riserve, la restituzione passò attraverso il Pool dell’oro, il sistema internazionale istituito dagli Alleati per distribuire l’oro monetario recuperato fra i Paesi aventi diritto.
Le assegnazioni erano proporzionali: non prevedevano necessariamente la riconsegna a ogni Stato degli stessi lingotti che gli erano stati sottratti.
Le restituzioni del 1948 e del 1958
I principali quantitativi registrati nelle note storiche di bilancio sono questi:
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Voce |
Quantità approssimativa |
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Oro asportato dai tedeschi |
69,3 tonnellate |
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Attribuzione del 1948 |
31,7 tonnellate |
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Ulteriore attribuzione del 1958 |
12,7 tonnellate |
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Totale recuperato attraverso queste attribuzioni |
44,4 tonnellate |
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Differenza non recuperata |
24,9 tonnellate |
La documentazione contabile indica dunque una perdita residua di circa 24,9 tonnellate dovuta agli eventi bellici.
Nel luglio 1958 l’oro dell’ulteriore assegnazione fu trasferito in tre invii dalla Bank of England alla Cassa centrale della Banca d’Italia. Considerando il solo metallo appartenente alla Banca, il recupero raggiunse il 64,1% del quantitativo sottratto: “circa due terzi” è una sintesi arrotondata.
Il 1958 non segnò il recupero integrale
Il 1958 rappresentò un passaggio importante, che Cardarelli e Martano descrivono come l’ultima restituzione di rilievo, ma non coincise con il ritorno di tutto l’oro sottratto.
Questa storia ricorda quanto contino provenienza, custodia e documentazione dei metalli preziosi. Anche per chi, come Gianfranco Quartaroli, lavora nell’arte orafa e nelle perizie, offre uno spunto di riflessione: dietro il peso e il titolo di un metallo possono esserci vicende umane, responsabilità istituzionali e una lunga ricerca della verità.


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