Francia e Olanda spostano l’oro dagli Stati Uniti. E l’Italia?
Le scelte europee riaprono il dibattito sulle riserve auree italiane: dove custodirle, come controllarle e quanto conviene mantenerle all’estero?
L’oro torna al centro del dibattito europeo. La domanda è semplice: dove conviene custodire una riserva strategica nazionale, soprattutto in un periodo di tensioni internazionali?
Dire che Francia e Olanda “riportano l’oro a casa” riassume due vicende diverse. Comprenderle permette di porre una domanda concreta: l’attuale distribuzione dell’oro italiano è ancora la scelta migliore?
Francia: vendere a New York e ricomprare in Europa
Nel comunicato del 25 marzo 2026 sui risultati dell’anno precedente, la Banque de France ha spiegato di aver venduto le ultime 129 tonnellate custodite a New York, acquistando in Europa oro conforme agli standard qualitativi desiderati.
Non si è trattato, quindi, del trasporto degli stessi lingotti attraverso l’Atlantico. La quantità complessiva delle riserve francesi è rimasta invariata a 2.437 tonnellate.
La banca centrale ha dichiarato una plusvalenza straordinaria di 11 miliardi di euro dalla cessione. Una cifra che non rappresenta un interesse annuo prodotto dall’oro, ma il risultato di quella specifica operazione di vendita.
Il caso francese dimostra che cambiare la collocazione delle riserve può avvenire anche attraverso vendite e riacquisti, evitando il trasferimento materiale dei medesimi lingotti.
Olanda: dal rimpatrio del 2014 alla scelta di Londra
Anche per i Paesi Bassi bisogna distinguere due momenti. Un rimpatrio parziale dell’oro dagli Stati Uniti avvenne nel 2014, come ricorda la stessa banca centrale olandese.
L’operazione annunciata il 2 settembre 2026 ha invece riguardato circa 86 tonnellate trasferite da New York e Ottawa verso Londra, per rendere le riserve più facilmente negoziabili e utilizzabili durante una crisi.
La quota custodita nei Paesi Bassi è rimasta al 30,8%, mentre quella londinese è salita al 32,1%. New York e Ottawa conservano ciascuna il 18,5%.
La novità olandese è dunque una redistribuzione internazionale. Il messaggio è comunque significativo: la geografia delle riserve auree può essere aggiornata quando cambiano rischi ed esigenze operative.
E l’Italia? Dove si trova il nostro oro
La Banca d’Italia pubblica questa ripartizione:
|
Luogo di custodia |
Tonnellate |
Quota |
|
Italia |
1.100 |
44,86% |
|
Stati Uniti |
1.061,5 |
43,29% |
|
Svizzera |
149,3 |
6,09% |
|
Regno Unito |
141,2 |
5,76% |
|
Totale |
2.452 |
100% |
L’Istituto motiva la distribuzione con ragioni storiche, diversificazione dei rischi e maggiore rapidità di utilizzo sulle principali piazze finanziarie.
Sono motivazioni che meritano attenzione. Ma proprio il confronto con le decisioni degli altri Paesi rende opportuno chiedere quanto questa distribuzione risponda alle esigenze attuali.
Quali verifiche vengono effettuate?
Banca d’Italia dichiara verifiche annuali sull’oro custodito a Roma, attestazioni annuali delle banche depositarie estere e la possibilità di ispezioni dirette all’estero.
La pagina informativa citata, però, non indica le date delle ultime ispezioni fisiche italiane presso i depositari stranieri. Chiedere queste date è diverso dall’affermare che i controlli non esistano.
La trasparenza dovrebbe consentire ai cittadini di comprendere la differenza tra una conferma documentale delle giacenze e una verifica fisica diretta.
Riportarlo a casa? Servono numeri e un confronto pubblico
A nostro giudizio, le scelte europee dovrebbero diventare l’occasione per rendere più comprensibile la strategia italiana.
Sarebbe utile presentare un quadro pubblico che risponda ad alcune domande:
- Quanto costa mantenere l’attuale distribuzione delle riserve?
- Quanto costerebbe rimpatriarne una parte?
- Quali vantaggi operativi offre ciascun deposito?
- Quando sono state effettuate le ultime verifiche fisiche dirette all’estero e con quale estensione?
- Quali ragioni suggeriscono oggi di confermare o modificare le quote?
Non occorre divulgare percorsi di trasporto o dettagli sensibili dei caveau per spiegare ai cittadini le ragioni delle scelte.
La fiducia si rafforza quando una decisione strategica viene accompagnata da informazioni verificabili. Prima ancora di scegliere quanti lingotti riportare in Italia, sarebbe utile mostrare perché l’attuale collocazione rappresenti la soluzione più adatta.


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