Ronaldinho al debutto in Ravenna–Forlì: il derby che riaccende i ricordi di Gianfranco Quartaroli
Il campione brasiliano è atteso al Benelli il 15 novembre. L’artista orafo Gianfranco Quartaroli ha vissuto la stessa sfida da calciatore del Ravenna nella stagione 1984–85.
Ravenna si prepara a un derby dal fascino speciale. Domenica 15 novembre 2026, alle ore 17.30, allo stadio Bruno Benelli, è annunciato il debutto di Ronaldinho con la maglia giallorossa contro il Forlì. Una partita che unisce la rivalità romagnola all’attesa per il ritorno in campo di uno dei calciatori più amati della sua generazione. L’annuncio del Ravenna è stato riportato da Sky Sport, mentre il 4 novembre sono state pubblicate anche le modalità di prevendita per l’incontro.
Per Gianfranco Quartaroli, artista orafo e fondatore di CIRCUITI GIOIELLI, questa notizia riaccende un ricordo personale: nella stagione 1984–85, indossando la maglia del Ravenna con l'amico Marco Nappi, anche lui ha giocato il derby contro il Forlì.
Sono passati oltre quarant’anni. Il campo ha lasciato spazio al banco da orafo, gli scarpini agli strumenti con cui progettare e realizzare gioielli. Ma il legame con quei colori continua a far parte della sua storia.
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Ronaldinho e l’attesa del pubblico giallorosso
A 46 anni, il Pallone d’Oro 2005 è atteso in una partita ufficiale con il Ravenna. Il progetto del presidente Ignazio Cipriani porta così un nome conosciuto in tutto il mondo dentro una sfida che conserva un’identità profondamente locale.
Per chi ha ammirato Ronaldinho, l’appuntamento promette l’emozione di ritrovare dal vivo un talento capace di sorprendere con un controllo, un passaggio o un dribbling. Per i tifosi del Ravenna, a questa curiosità si aggiunge il valore della maglia: vederlo con i colori giallorossi rende l’attesa ancora più particolare.
Il derby, però, conserva tutta la propria storia. Prima dei riflettori internazionali vengono le due città, gli spalti, la rivalità sportiva e i ricordi di chi quella partita l’ha giocata.
Quartaroli, dal derby del 1984–85 all’arte orafa
Nella carriera calcistica di Gianfranco Quartaroli c’è anche il Ravenna della stagione 1984–85. E fra le partite disputate in giallorosso c’è proprio il confronto con il Forlì, come ricorda lo stesso artista orafo.
Un’esperienza che oggi offre una prospettiva personale sull’evento. Mentre una nuova generazione aspetta Ronaldinho al Benelli, Quartaroli può ripensare a quando era lui a scendere in campo per quella sfida.
Indossare una maglia significa entrare, per un tratto, nella storia di una società. Restano gli allenamenti, i compagni, le partite e il rapporto con una città. Anche quando la vita prende un’altra direzione, quel passato continua ad accompagnare chi lo ha vissuto.
Per Quartaroli, il calcio è diventato anche parte del proprio linguaggio creativo.
Quando la passione sportiva diventa gioiello
Nelle creazioni di CIRCUITI GIOIELLI, lo sport trova spazio attraverso simboli, numeri e forme che richiamano passioni personali. È un mondo che Gianfranco Quartaroli conosce anche attraverso la propria esperienza da atleta.
Una maglia può ricordare una stagione della vita. Un numero può riportare alla mente un giocatore. Un simbolo può custodire l’appartenenza a una squadra o il ricordo di una giornata allo stadio.
Da questo valore affettivo nasce il gioiello dedicato allo sport: un oggetto da indossare che acquista significato attraverso la storia di chi lo sceglie.
Il derby Ravenna–Forlì del 1984–85 appartiene alla memoria personale di Quartaroli. Il suo lavoro di oggi dà forma alla stessa sensibilità per i ricordi, i legami e le passioni che resistono al tempo.
La stessa sfida, oltre quarant’anni dopo
L’appuntamento del 15 novembre mette insieme l’attesa per Ronaldinho e la storia di un derby attraversato da generazioni di calciatori e tifosi.
Per Gianfranco Quartaroli sarà anche un ritorno con la memoria alla propria esperienza in giallorosso. Un filo personale unisce così il Ravenna del 1984–85 alla squadra che oggi si prepara ad accogliere il campione brasiliano.
Cambiano i protagonisti e le epoche. Resta l’emozione di riconoscersi in una maglia e in una partita che, anche dopo molti anni, continua ad avere un posto nella propria vita.



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